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21 pensieri su “FORUM

  1. Utilizzo avanzo di amministrazione per spese correnti solo in sede di assestamento

    Desideravo capire se per “assestamento di bilancio” si’ntende solo l’ultima variazione di bilancio realizzata entro il 30 novembre, o se durante l’arco dell’anno è possibile effettuare ulteriori variazioni di assestamento di bilancio. A mio avviso quelle realizzate durante l’arco dell’anno rappresentano “variazioni di bilancio”, mentre l’ultima è detta, appunto, “variazione di assestamento di bilancio” (art. 175 del t.u.).
    Ora, se l’avanzo di amministrazione per spese correnti è possibile utilizzarlo solo in fase di assestamento (ai sensi dell’art. 187, comma 2, lettera C, del t.u.)…secondo voi è possibile realizzare una variazioni di assestamento, esempio a luglio, per poter utilizzare l’avanzo per spese corrente…..e a fine anno, entro il 30 novemnbre, realizzare una 2° variazione di assestamento? Insomma, la variazione di bilancio realizzata a luglio, deve essere definita una semplice variazione di bilancio, o una variazione di assestamento (quest’ultima, conditio sine qua non, per poter utilizzare l’avanzo di amministrazione)? Grazie.

  2. Io limiterei l’utilizzo dell’avanzo per spese correnti non ripetitive al 30 novembre perchè in quella sede specificatamente il Consiglio comunale , ai sensi dell’art. 175 comma 8 “attua la verifica generale di tutte le voci di entrata e di uscita, compreso il fondo di riserva al fine di assicurare il pareggio di bilancio”.

    Utilizzerei l’avanzo per spese di funzionamento non ripetitive prioritariamente in sede di verifica degli equilibri entro il 30 settembre ed eventualmente, con adeguata motivazione sulla necessità di salvaguardare gli equilibri di bilancio, per le stesse finalità, dopo l’approvazione del bilancio di previsione, in qualsiasi momento dell’esercizio finanziario.

    Gianfranco Ragnucci
    Responsabile Settore Finanziario – Comune di Urbania -PU-

  3. Paolo Gros il Sab 9 Apr 2011 – 10:09
    Ai fini del mantenimento degli equilibri generali di bilancio durante la gestione, l’attuale ordinamento finanziario e contabile, accanto alla scadenza del 30 settembre e relativa alla salvaguardia degli equilibri di bilancio, prevede un secondo momento di verifica che, disciplinato dal comma 8 dell’articolo 175 del Tuel, impone al Consiglio comunale di deliberare, entro il 30 novembre di ciascun anno, una variazione di assestamento generale di tutte le voci di entrata e di spesa, compreso il fondo di riserva.

    La norma ci dice “entro il 30 novenbre” e non vieta espressamente piu’ assestamenti qualora necessari al mantenimento degli equilibri.
    Cio’ che ritengo ( ai fini evidenti di applicare avanzo alla parte corrente in corso di anno ) e’ che se lo si vuole fare occorre farlo precedere da una delibera ex 193 Tuel che come noto puo’ essere effettuata anche ogni mese e peraltro deve essere previsto nel regolamento.(… Con periodicità stabilita dal regolamento di contabilità dell’ente locale, e comunque almeno una volta entro il 30 settembre di ciascun anno)

    In tal modo l’assestamento in corso di anno appare piu’ giustificabile.

  4. In attesa di altri commenti autorevoli pubblichiamo queste considerazioni recuperate sui blog
    La verifica generale delle entrate e delle uscite
    20/11/2007
    Come ogni anno, nel mese di novembre, gli uffici finanziari degli enti locali territoriali sono alle prese con l’assestamento di bilancio, ai sensi dell’art. 174, comma 8, del d.lgs 267/2000. Detta norma dispone: “Mediante la variazione di assestamento generale, deliberata dall’organo consiliare dell’ente entro il 30 novembre di ciascun anno, si attua la verifica generale di tutte le voci di entrata e di uscita, compreso il fondo di riserva, al fine di assicurare il mantenimento del pareggio di bilancio”.
    Tuttavia, le attività finalizzate alla predisposizione della proposta di delibera consiliare di assestamento del bilancio non sono compito del solo responsabile finanziario, ma coinvolgono, indubbiamente, tutti i servizi dell’ente, i cui responsabili devono interrogarsi sulla attendibilità delle previsioni di entrata e di spesa dei diversi capitoli di bilancio assegnati alla loro competenza, verificando se le stesse sono ancora attuali in rapporto alla conoscenza di fatti, eventi o informazioni in qualunque modo disponibili relative alle diverse attività di competenza.
    La verifica deve indubbiamente prendere avvio dalle previsioni di entrata, la cui dinamica gestionale nel corso dell’esercizio può assumere intensità diversa da quanto inizialmente previsto in sede di prima stesura del bilancio di previsione: entrate stanziate nel rispetto dei principi di attendibilità e di veridicità del bilancio in momenti ormai lontani nel tempo possono non risultare altrettanto attendibili e veritiere se valutate sulla base del complesso delle informazioni disponibili a novembre.
    Per quanto riguarda le entrate tributarie, il servizio finanziario deve direttamente verificare lo stato di riscossione delle stesse, proiettando le considerazioni dei primi dieci mesi di gestione sulla residua parte dell’esercizio e verificando se, soprattutto dall’attività di recupero dell’evasione dei tributi, possano essere acquisite somme la cui entità non era sicuramente preventivabile in modo puntuale in sede di predisposizione del bilancio di esercizio.
    Particolare attenzione, tuttavia, deve essere posta all’utilizzo di tali entrate, così come di tutte quelle che presentano il carattere della straordinarietà, perché tali disponibilità non devono essere destinate a finanziare iniziative, progetti e programmi che comportino spese ripetitive che si consolidino negli esercizi futuri.
    Per le entrate da trasferimenti di terzi (correnti ed in conto capitale) deve essere verificata la concreta possibilità di acquisire quei provvedimenti che devono essere formalmente assunti dagli stessi e che costituiscono, per l’ente locale, il titolo giuridico che l’articolo 179, comma 1, del t.u.e.l. prevede come essenziale, per poter correttamente gestire la prima fase dell’entrata, l’accertamento.
    Fondamentale si rivela l’apporto dei singoli responsabili di servizio per la verifica delle entrate extratributarie, soprattutto di quelle legate ai proventi dei beni e dei servizi erogati dall’ente, mentre le verifiche relative all’indebitamento dell’ente non devono limitarsi a rivedere la previsione di accensione di nuovo indebitamento, ma devono estendersi anche alla spesa per interessi passivi, il cui stanziamento deve essere valutato con particolare attenzione ai debiti a tasso variabile già in essere, sui quali si riflette l’andamento (attualmente al rialzo) dei parametri finanziari di mercato: tipicamente il parametro euribor.
    Sul fronte della verifica degli stanziamenti di spesa, ciascun responsabile di servizio è tenuto a segnalare eventuali stanziamenti eccedenti i fabbisogni realmente necessari per l’attivazione dei programmi e delle iniziative previste, così come a segnalare eventuali insufficienti disponibilità per la realizzazione di programmi già approvati ma con assegnazioni stimate in misura inferiore a quella realmente necessaria.
    Il fondo di riserva deve essere ripristinato nella misura minima dello 0,30% delle spese correnti inizialmente stanziate in bilancio. Per quanto ovvio, le verifiche su entrate e spese devono essere effettuate anche sulle due annualità successive del bilancio pluriennale approvato, per attestarne l’equilibrio in funzione dei principi che consentono di accertare entrate ed assumere impegni anche su tali annualità.
    Nel corrente anno 2007, per gli enti soggetti al patto di stabilità interno, si pone un’ulteriore verifica preliminare da compiere: le variazioni di bilancio che vengono proposte in assestamento (sia per la gestione di competenza 2007 che per i valori delle annualità successive del bilancio pluriennale) devono comportare la quantificazione di stanziamenti definitivi compatibili con il saldo di competenza imposto (per ciascuna annualità) dalle vigenti norme sul patto di stabilità, a pena di illegittimità del bilancio. Di tale rispetto, appare utile diano conto anche i revisori nel parere obbligatorio che esprimono sulla variazione di assestamento.
    Dall’articolo 174, comma 8, si evince che l’assestamento di bilancio è un obbligo. Tuttavia, vi sono ragioni per trasformare questo obbligo in opportunità. L’assestamento riprende, infatti, quel concetto di pareggio di bilancio che già vede il servizio finanziario impegnato nel mese di settembre per la verifica degli equilibri di bilancio. Se l’ente locale, previa modifica del proprio regolamento di contabilità, decidesse di anticipare l’assestamento di bilancio contestualmente alla verifica sullo stato di attuazione dei programmi e degli equilibri di bilancio, potrebbe ottenere, a parità di energie profuse nelle verifiche (comunque dovute in relazione alla necessità di garantire il rispetto degli equilibri), un enorme vantaggio: anticipare nel tempo l’utilizzo di eventuali risorse che si rendessero disponibili, consentendone lo stanziamento in bilancio con davanti ancora tre mesi di gestione nei quali poter concretamente attivare le iniziative e impegnare i fondi.
    In tal modo si concorrerebbe alla riduzione degli avanzi di amministrazione che, spesso, si generano per materiale impossibilità di impegnare le spese (nel rispetto delle varie norme sugli impegni di spesa) nel ristretto periodo gestionale successivo al 30 novembre: ciò è praticamente fisiologico negli enti nei quali la variazione di assestamento, dopo la sua approvazione, deve essere seguita da una delibera di giunta che approvi la relativa variazione di piano esecutivo di gestione, con assegnazione ai responsabili di servizio delle nuove risorse finanziarie.
    Anticipare l’assestamento a settembre costituisce, quindi, una opportunità importante per l’amministratore locale, a cui non toglie comunque la possibilità di approvare una ulteriore variazione di bilancio nel mese di novembre. qualora se ne ravvisi la necessità o l’opportunità.
    Fonte: Piero Rossignoli

  5. D: Censimento Agricoltura – Compnesi ed indennità – impostazione del problema e riferimenti al contratto

    Dovendo liquidare l’acconto del 6° censimento generale dell’agricoltura, chiedo quale tassazione deve essere applicata al rilevatore, considerato che lo stesso è dipendente di questo comune nonchè responsabile dell’U.C.C.. Devono essere tassate come lavoro straordinario? O deve essere posto a carico del dipendente gli interi oneri riflessi. Si precisa che il lavoro di rilevatore è stato svolto fuori dall’orari d’ufficio.
    R: Si premette che le attività statistiche svolte per conto dell’ISTAT devono essere considerate attività di carattere istituzionale e, come tali, a carico dell’Ente.

    Il contratto di lavoro dei dipendenti degli EELL inoltre, espressamente prevede lo svolgimento di tali compiti all’Art. 14 comma 5 del c.c.n.l. 1.4.199.

    Al coordinatore o responsabile UCC dipendente dell’ente verrà erogato un riconoscimento economico per l’attività svolta, che deve essere necessariamente liquidata all’interno del cedolino mensile e sottoposta alle normali ritenute (oneri diretti) a carico del lavoratore.

    Gli oneri riflessi relativi al compenso si ritiene debbano gravare invece sull’Ente, proprio in quanto la collaborazione alle attività del Sistema statistico nazionale rientra a pieno titolo nei fini istituzionali e non possono essere trasferiti ad ulteriore carico del rilevatore dipendente dell’Ente.

    L’interpretazione data, deriva da pronunce del Ministero delle Finanze e dell’ISTAT. Inoltre il successivo Art. 15 comma 1 lett. K , prevede che il fondo per le politiche di sviluppo delle risorse umane possa essere incrementato da risorse che specifiche disposizioni di legge finalizzino a risultati del personale, come questa oggetto del quesito.

    Tale fondo, nel suo insieme, è sempre quantificato e considerato al netto degli oneri riflessi, gravanti sull’Ente.

    ======================================
    Questo quesito è stato liberamente tratto da uno dei quesiti a cui gli esperti anusca rispondono on line a tutti gli associati.
    Nel caso in cui gli utenti ravvisassero degli errorri o delle imprecisioni , sono pregati di comunicarlo via mail a: coordinamentoquesitionline@anusca.it
    ======================================
    10QNDUMFQ122293659 del 22/12/2010 a cura di Romano Minardi, esperto ANUSCA

  6. Siamo solecitati da diversi colleghi a voler trovare un momento di approfondimento o comunque approvare un documento/linea comune circa il problema
    del carico oneri in relazione all’oggetto .

    Facendo il punto sul trattamento delle questioni relative al personale interno che partecipa al censimento dell’agricoltura come rilevatore :

    che passa dal fondo contratto decentrato è ormai chiaro
    che la liquidazione si effettua dopo la riscossione dall’ISTAT sembra essere la cosa più opportuna
    ma per quanto riguarda gli oneri, è regolare che l’Amministrazione sopporti dei costi per un adempimento con ricorrenza decennale??

    Mi fate sapere come la pensate??

    Saluti e buon lavoro

  7. La vicenda IRAP sui compensi ex art. 15, comma 1, lett. k) del CCNL 01/04/1999 (fondi a specifica destinazione – autoalimentati ed autofinanziati – che cmq passano nel Fondo del Salario accessorio: Progettazioni UTC, Recupero ICI, Compensi ISTAT, ecc.) è da sempre motivo di confronto ed approfondimento. E discussione….

    Lungo sarebbe l’elenco dei pareri e sentenze sull’argomento e ci sarebbe sempre un’altra sentenza e un altro parere che dicono il contrario di quanto si sostiene.
    In questi casi – ahinoi sempre più frequenti! – a mio giudizio, deve prevalere il principio della “prudenza” e della “ragionevolezza”.

    Fatta questa – ovvia – ma importante premessa, io consiglierei di:

    a) le somme che l’Istat liquida ai comuni per il Censimento (Agricoltura, ma anche Popolazione) vanno previste nel Fondo del Salario accessorio – Parte Variabile – tra le voci dell’art. 15, comma 1, lett. k). Sono somme “a specifica destinazione”, autoalimentate ed autofinanziate. Sconsiglierei vivamente di prevederle nell’art. 15, comma 5 (attivazione di nuovi servizi) come ho visto suggerire da qualche parte;

    b) le somme vanno liquidate ai dipendenti che hanno EFFETTIVAMENTE partecipato alle operazioni Censuarie. La liquidazione si potrà effettuare dopo che le somme sono state introitate – con determina dirigenziale – al LORDO DEGLI ONERI RIFLESSI E DELL’IRAP a carico dell’Amministrazione. In pratica l’ente non deve avere nessun aggravio – nel proprio bilancio – per il fatto di aver effettuato il Censimento. La stessa cosa vale per le Progettazioni UTC (ex art. 92 D.Lgs. 163/06), l’incentivo ICI, le Sponsorizzazioni, ecc.. Si fa presente infine che – ultimamente – alcuni Sezioni regionali della Corte dei Conti si sono pronunciate
    sostenendo che le spese ex art. 15, comma 1, lett. k) – data la loro natura – non rientrano nelle “spese di personale” non avendo nessun impatto sui bilancio degli enti. Per non avere “nessun impatto” è evidente che l’IRAP non può essere posta a loro carico. Tra le altre segnalo la deliberazione 16/2009/PAR del 9 novembre 2009 della Sezione delle Autonomie della Corte dei conti.

    Saluti a tutti

    augusto

  8. Condivido “in toto” quanto suggerito da Augusto, sia per quanto concerne la inclusione dei compensi del Censimento nella parte variabile del Fondo del Salario accessorio ricomprendendoli tra le voci dell’art. 15, comma 1, lettera k), e non già nell’art. 15, comma 5, sia per quanto riguarda il problema degli oneri riflessi e dell’Irap.
    Per questo secondo aspetto vorrei sottoporre alle vostre riflessioni, oltre a quelle che già da più parti sono state fatte e che sicuramente conoscete, le seguenti considerazioni, che a mio parere dovrebbero risultare, se non decisive, comunque pertinenti per la soluzione del problema:
    1) non esistendo una specifica norma che chiaramente affermi che le somme erogate dall’ISTAT e destinate ai compensi al personale – sia esso esterno che interno al Comune – sono da intendersi AL LORDO di oneri riflessi ed Irap, occorre fare ricorso allo strumento della “analogia”, così come prescrive l’art. 12, secondo comma, delle “Disposizioni sulla legge in generale” (cd. Preleggi), in forza del quale, quando manca una precisa disposizione, “… si ha riguardo alle disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe”; sono così da ritenere utili parametri di riferimento le norme (e la lettura che di tali norme ha dato in più occasioni la Corte dei Conti) che disciplinano i compensi per incentivi della progettazione (ex art. 92 del D. Lgs. n. 163/2006), il cui importo è espressamente definito AL LORDO sia degli oneri riflessi (art. 3, comma 29, della legge 24 dicembre 2003, n. 250 – legge finanziaria 2004) che dell’Irap (Corte dei Conti – Sez. Riunite – delib. n. 33 del 30 giugno 2010).
    2) La legge pone espressamente a carico dello Stato le spese occorrenti per lo svolgimento del censimento: ove si ritenesse di addossare al Comune la spesa per oneri riflessi ed Irap, si porrebbe a carico del bilancio comunale una spesa per la quale mancherebbe il titolo di attribuzione nei confronti del Comune stesso.
    3) Ad abundantiam, si consideri infine che tali spese, se non venissero ricomprese nei trasferimenti ISTAT, andrebbero collocate nel titolo primo e sarebbero da classificare nell’intervento 1: sarebbero cioè “spese di personale”, e come tali – seppure irrilevanti ai fini del patto di stabilità (art. 1, comma 100, della legge 13 dicembre 2010, n. 220 – legge di stabilità 2011) – andrebbero ad incrementare il volume di spese per il personale; la anomalia di tale situazione risulta evidente se si pensi al caso-limite di un Comune avente una spesa di personale esattamente contenuta entro i limiti del 2004 (art. 1, comma 562, della legge n. 296/2006) e che andrebbe a superare il tetto di spesa solo per effetto del Censimento (e quindi per scelte non imputabili al Comune).
    Sperando di aver dato un contributo utile, saluto tutti con simpatia.
    Ennio Braccioni

  9. Contratto a tempo indeterminato

    è’ possibile, da parte di un ente locale, non predisporre, e conseguentemente non far firmare, il contratto a tempo indeterminato ad un soggetto vincitore di un concorso, a seguito di una determina di assunzione? Sono venuta a conoscenza di questa…prassi!! Com’è possibile? E’ legittimo?
    Dove potrei scaricare un fac-simile di contratto a tempo indeterminato, per enti locali, cat. C1 amministrativo? Grazie.

    • RISPOSTA: la stipula di un contratto individuale di lavoro, in caso di assunzione in un ente locale, è obbligatoria. Lo prevede l’art. 14 del CCNL 06/07/1995. L’obbligo riguarda sia le assunzioni a tempo determinato che quelle a tempo INDETERMINATO. Le clausole obbligatorie del contratto sono quelle previste nel comma 2 dell’art. 14 citato sopra. La procedura corretta che l’amministrazione dovrebbe seguire è la seguente: 1) a seguito dell’approvazione della graduatoria di un concorso pubblico e sulla base del piano occupazionale, con determina dirigenziale si provvede ad assumere il soggetto vincitore; 2) con la stessa determina si approva lo SCHEMA di contratto individuale di lavoro che si stipula con il soggetto da assumere prima dell’inizio dell’assunzione. Essendo un contratto, è evidente che il lavoratore – in caso di presenza di clausola nulle o illegittime o vessatorie – potrà far valere le sue osservazioni/ragioni. Si allega bozza di contratto individuale di lavoro Cat. C – Istr. Amministrativo.
      (vai alla sezione “Documenti” scarica ” contratto individuale.doc”)

  10. Pingback: Pillole ricostituenti da “Forum” e “Commenti” | Ufficio unico controlli interni

  11. In caso di neo assunta a tempo determinato, che abbia già lavorato in altri comuni, il calcolo dei tre anni per passare dai 30 ai 32 giorni di ferie annue da quando partono, dall’ass’unzione nel comune di riferimento o da quando ha iniziato a lavorare in pubbliche amministrazioni?

  12. La materia è disciplinata dall’art. 18 del CCNL 06/07/1995. Il comma 3 di tale art. specifica che le ferie per i neo-assunti sono 30 gg all’anno nei primi tre anni. Dal momento che ogni ente fa storia a se e che il lavoratore stipula con l’amministrazione un contratto individuale di lavoro, a mio giudizio, i tre anni iniziano dal giorno in cui il lavoratore prende servizio “in quell’ente”, senza poter contare periodi precedenti lavorati presso altre amministrazioni, anche dello stesso comparto. Caso diverso qualora si tratti di “mobilità” tra enti di un dipendente a tempo indeterminato. Ma non è il caso segnalato da Francesca.
    Augusto Sacchi

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