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FINANZA LOCALE –  Rassegna Stampa 20/06/2014

Lo chiede la Corte conti che promuove la riforma
Nuova contabilità senza più rinvii
LARA MONTEFIORE

La Corte dei conti, si era già pronunciata nel maggio 2011 sullo schema del decreto legislativo 118/2011, nel
corso di una audizione presso la Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fi scale. Con
l’audizione del 29 maggio scorso, la Corte è tornata a occuparsi di riforma della contabilità. Già nel 2011,
estremo rilievo era stato dato alla «portata sovranazionale» della problematica. Le differenze negli schemi di
bilancio delle pubbliche amministrazioni, rendevano – e rendono tutt’ora – di difficile comparazione i dati dei
conti pubblici. Dove non è possibile leggere un dato, verifi carlo e metterlo a confronto, si è in un sistema in
cui gli aspetti legati alla trasparenza possono e devono essere notevolmente migliorati. Per questo, costanti
critiche sono state mosse all’Italia in sede europea. La normativa comunitaria ha affrontato il problema con
l’emanazione della direttiva n. 2011/85/Ue del Consiglio, relativa ai requisiti per i quadri di bilancio degli Stati
membri, secondo cui «gli Stati membri si dotano di sistemi di contabilità pubblica che coprono in modo
completo e uniforme tutti i sotto-settori dell’amministrazione pubblica e contengono le informazioni necessarie
per  generare  dati  fondati  sul  principio  di  competenza»  (art.  3).  La  Corte  ha  espresso  un  giudizio
complessivamente positivo sulla sperimentazione del decreto legislativo 118/2011. Positivo, soprattutto, il
giudizio sul principio della competenza finanziaria potenziata, perché in grado di migliorare il livello di
trasparenza dell’attività economico finanziaria dell’amministrazione pubblica. Interessante, poi, il richiamo
della  magistratura  contabile  alla  necessità  che,  pur  nella  consapevolezza  della  complessità  insita
nell’introduzione e nella attuazione a regime della riforma sulla nuova contabilità, «l’entrata in vigore del dlgs
118/2011 non venga ulteriormente dilatata nei tempi, poiché in questo modo si fi nirebbe per introdurre
un’altra dose di complicazione nel sistema di contabilità degli enti, a causa della prolungata fase di
coesistenza di due differenti regimi contabili». Proprio in virtù della necessità di non rallentare ora il processo
di cambiamento culturale e di farsi trovare pronti, per quanto possibile, alla data fatidica del 1° gennaio 2015,
la magistratura contabile esorta gli enti a investire risorse nell’organizzazione di percorsi formativi di elevato
profi lo «anche con temperamenti della normativa vincolistica in vigore». Altrettanto rilievo viene posto sulla
assoluta necessità di dotarsi di strumenti informatici adeguati alle nuove norme esigenze normative. Anche
per la Corte dei conti non sembra si profi lino proroghe all’orizzonte. Tutti d’accordo, pare. Staremo a vedere.

 

Il dl Irpef estende l’obbligo originariamente previsto solo per gli enti fi no a 5 mila abitanti
Appalti, centrale unica per tutti
Procedure aggregate per tutti i comuni non capoluogo
ANDREA MASCOLINI

Dal primo luglio tutti i comuni non capoluogo di provincia dovranno acquisire lavori, beni e servizi attraverso
soggetti aggregatori della domanda (centrali di committenza nazionali o regionali),o tramite unioni di comuni,
o accordi consortili. Se non ricorreranno a questi strumenti sarà impossibile per il comune bandire gare
perché non sarà rilasciato il codice identificativo gara (Cig); eliminata la deroga per acquisiti in economia o
amministrazione diretta sotto i 40.000 euro. E’ quanto afferma la legge di conversione del decreto-legge
66/2014, approvata in via definitiva mercoledì scorso. In particolare è il comma 4 dell’articolo 9 della legge a
riscrivere la disciplina relativa all’acquisizione di lavori, servizi e forniture da parte dei piccoli comuni, oggi
prevista dal comma 3-bis dell’art. 33 del Codice dei contratti pubblici. Una prima correzione della disciplina ha
carattere formale: si sostituisce il termine «centrale di committenza» con quello di «soggetto aggregatore».
Nella sostanza, invece, la legge introduce diverse novità. Innanzitutto amplia l’ambito di applicazione
soggettivo: prima la disciplina riguardava i comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti, con la
modifi ca invece viene estesa a tutti i comuni non capoluogo di provincia. In secondo luogo il ricorso ad
un’unica centrale di committenza (soggetto aggregatore) non è più considerato obbligatorio, ma si prevede
che l’acquisizione di lavori, beni e servizi avvenga nell’ambito delle unioni di comuni, ovvero tramite un
accordo consortile tra i comuni medesimi, ovvero ricorrendo ad un soggetto aggregatore. Inoltre tra le varie
opzioni percorribili dal Comune nell’acquisizione di lavori, beni e servizi,è ammesso anche ricorrere alle
province. La nuova norma elimina però la deroga ad applicare le nuove regole, per le acquisizioni di lavori,
servizi e forniture effettuate in economia mediante amministrazione diretta, nonché per lavori, servizi o
forniture di importo inferiore a 40.000 euro; quindi anche per questi contratti si applicheranno le regole
generali. Sarà inoltre possibile per i comuni avvalersi anche i competenti uffici delle province. Pertanto, in
base alle novità apportate dalla legge, i comuni non capoluogo di provincia,a decorrere dal primo luglio,
potranno scegliere se: procedere nell’ambito delle unioni dei comuni, ove esistenti; costituire un apposito
accordo consortile tra comuni e avvalersi dei competenti uffi ci; ricorrere ad un soggetto aggregatore;
ricorrere alla province; utilizzare, per l’acquisto di beni e servizi, gli strumenti elettronici di acquisto gestiti dalla
Consip o da altro soggetto aggregatore di riferimento. In caso di inosservanza delle procedure di acquisizione
previste dalle nuove regole è stato previsto che l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici (che dovrebbe con
uire, stando alla bozza di decreto-legge sulla p.a., nell’Autorità nazionale anticorruzione presieduta da
Raffaele Cantone) non rilasci ai comuni non capoluogo di provincia il Codice identifi cativo di gara (Cig). Con
ciò diverrebbe quindi impossibile bandire una gara io un avviso relativo a contratti di acquisto di beni e servizi.
Per quel che riguarda i soggetti aggregatori della domanda, che non potranno essere in numero superiore a
35, dovranno essere iscritti all’Anagrafe unica delle stazioni appaltanti (Ausa), e saranno: la Consip, una
centrale di committenza per ogni regione (da costituire entro fi ne 2014 se già non si è provveduto, ma la
regione potrà affi darsi alla Consip) e altri soggetti che svolgono funzioni di centrale di committenza.

 

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