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La riscossione è più veloce e cara PDF Stampa
 
06 Ottobre 2011

Accertamento. Gli effetti dei nuovi avvisi esecutivi – Befera: “Un ingiustificato allarmismo” – intimidazioni a Equitalia

Testata: Il Sole 24 Ore

Azioni cautelari possibili dal 91° giorno – Ulteriore 9% sui ritardi nel pagamento

Di Antonio Iorio

Rispetto al passato la riscossione è più cara e più veloce.

È più cara perché, nel nuovo atto di accertamento esecutivo (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri), è scritto a chiare lettere che, in caso di pagamento oltre i 90 giorni dalla ricezione, sugli ulteriori interessi il contribuente dovrà calcolare l’aggio al concessionario (9%) anche per quel periodo. Invece fino a settembre, cioè prima della riforma, questo compenso scattava solo in seguito alla scadenza dei 60 giorni dalla notifica della cartella da parte dell’agente della riscossione.

Ma la nuova riscossione è anche più veloce che in passato. Perché, se il contribuente non paga le somme provvisorie, fin dal 91° giorno (ma anche prima,) l’agenzia delle Entrate lascia il carico a Equitalia. Da questo momento, e per 180 giorni, la Spa pubblica è vero che non può fare azioni esecutive, ma può comunque mettere in campo quelle cautelari, come il fermo e l’ipoteca. Prima del pignoramento e dell’espropriazione forzata veri e propri, quindi, passano almeno 270 giorni, vale a dire nove mesi, ma è lo stesso tempo che con le vecchie regole passava tra l’atto di accertamento e la cartella esattoriale.

«Niente allarmismi», ha però detto ieri il direttore delle Entrate, Attilio Befera, a Radio24: «Questa nuova regola riguarda soltanto gli accertamenti», ha spiegato. «Non riguarda i controlli formali delle dichiarazioni, come ad esempio gli errori formali o la deducibilità degli oneri, e non riguarda i crediti dei Comuni e di tutti gli altri enti che si avvalgono di Equitalia per la riscossione. Al contribuente – ha aggiunto Befera – è noto che complessivamente ci sono 270 giorni dal momento della notifica dell’accertamento prima che Equitalia possa fare dei passi di procedura esecutiva mentre, con i tempi ordinari delle procedure per la cartella di pagamento, arriviamo a 12 mesi». E «il contribuente ha tutto il tempo per fare il ricorso». Eppure, per Befera «c’è qualche politicante di secondo livello che per raccogliere voti cerca di manipolare queste situazioni e di sfruttarle a proprio piacimento».

Tanto che la situazione rischia di degenerare. Ieri mattina, presso uno degli uffici di Equitalia Nord a Torino, è stato consegnato un nuovo un plico sospetto, contenente polvere bianca tipo borotalco, dopo che già due giorni fa ne era stato recapitato un altro. In una nota Equitalia sostiene che «si tratta dell’ulteriore dimostrazione di come strumentalizzazioni ed esasperazione dei toni possano scatenare azioni assurde, fuori controllo e soprattutto indirizzate nei confronti di soggetti che lavorano a servizio dello Stato e della collettività per dare un fondamentale contributo al recupero dell’evasione».

Quindi la precisazione contro i falsi «allarmismi». Scrive ancora Equitalia nella nota: «Non è vero, come è stato detto, che Equitalia può pignorare la casa al 61° giorno dalla notifica dell’accertamento da parte dell’agenzia dell’Entrate, ma devono trascorrere, per legge, almeno 9 mesi prima che si possa avviare qualsiasi procedura in tal senso. Il contribuente ha 60 giorni per fare ricorso o per pagare e, trascorsi altri 30 giorni dalla scadenza, il recupero delle somme è affidato a Equitalia. Da questo momento per 180 giorni è sospesa ogni azione esecutiva. A conti fatti, quindi, passano 270 giorni». Durante i quali, però, possono sempre scattare fermi e ipoteche.

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